Gabrio

Non ho niente da dire, ma lo devo dire.

…notte…

 

Sono le quattro e trenta del mattino.

La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio e senza di te non è più veramente vissuta. La mia notte si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte. Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché tempo anche il giorno. La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione. Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell’incavo della mia spalla e che io riposassi nell’incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide. La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore.

Fra poco si leverà il sole..

Frida Kahlo – Lettera di Frida Kahlo a Diego Rivera

maggio 24, 2013 Pubblicato da | Senza categoria | 1 commento

L’era Glaciale

Ci avvisarono ma non fummo capaci di comprendere. Una nuova era glaciale era in arrivo. Non diedero importanza al comunicato, anzi spesso si eccitarono sentendo un potente senso di cambiamento. Si resero conto solamente quando il freddo cominciò da dentro, paralizzando parte dell’anima e delle emozioni. Piano piano il gelo, dopo aver colpito le loro case, partì dalle punte della dita e risalì alle mani, alle gambe al corpo. Non vennero prese nessun tipo di precauzioni credendo di essere abbastanza forti per affrontare un tale gelo. Iniziò allora una specie di letargo dove tutte le anime si spinsero. Arrivò l’anno nuovo, tutti in attesa di primavere che stentavano ad arrivare. Presi dallo sconforto seppero solo aspettare un nuovo periodo, che portasse tepore e risollevasse il corpo e lo spirito ormai ibernato. Qualche timida stella riuscì ad emettere un filo di luce ma non sufficiente al disgelo.Il gelo portò il silenzio, un silenzio interiore che cristallizzava ogni emozione. Ma, un giorno, dal nulla, una timida scintilla riuscì , grazie al vento dentro di loro, ad accendere parte di quegli spiriti che iniziarono a bruciare… Ma questa è un’altra storia tutta da scrivere

gennaio 1, 2013 Pubblicato da | Senza categoria | 1 commento

E tu? In quanto tempo bruci?

La primavera me la sono divorata tutta io. Ho scelto di accorciare i tempi facendo anticipare l’estate. Ho pensato a quanto le persone sono speciali, a quanto ognuno rappresenti una piccola varietà dell’universo. A quanto il sottile ma resistente equilibrio che è presente nella linfa di tutto ciò che possiede una “vita” spesso non venga compreso dalle persone. C’è una continua schizofrenia che ci aliena dal nostro destino, dalla nostra fine. Persone che incaricano figure “inesistenti” per decidere la propria sorte, che vivono secondo regole che cambiano di generazione in generazione impedendo agli altri di essere umani, che vivono per incontrarsi, capirsi e poi incasinarsi. Certe regole non cambiano, e ne siamo schiavi. Lo si capisce guardando indietro, ma si deve andare avanti.

 

maggio 18, 2012 Pubblicato da | Senza categoria | 2 commenti

“E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza.” (E.M.)

giugno 13, 2011 Pubblicato da | Senza categoria | 2 commenti

Il desiderio della felicità

“La felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri”

Solitamente chi è felice difficilmente riesce a comprendere il significato di questo stato d’animo; la felicità diventa figlia dell’illusione positiva che vela le nostre pupille senza mostrarci le buche e i gradini. L’abbandono di ogni forma di malinconia, di ogni verità oggettiva, del divenire delle cose e della realtà: domina la soddisfazione. La soddisfazione, proprio come dice la definizione del vocabolario, nel vedere esauditi i nostri desideri. Quindi la felicità non è una causa ma un effetto. E’ una schiava tenuto per il collo dai nostri desideri e dalla nostra incapacità di crearla dalle nostre mani. Quando un desiderio tra i tanti che compongono il nostro stato d’animo inizia ad indebolirsi, comincia a riemergere la realtà per come appare a tutto il resto del mondo. La persona inizia ad andare in crisi di astinenza di emozioni positive e pompa desideri assurdi e realtà pazze e distorte al fine di raggiungere  uno stato drogato di soddisfazione. E’ a quel punto che forse serve fermarsi, e procedere a passi cauti per non rischiare di cadere da una altezza troppo elevata.

aprile 18, 2011 Pubblicato da | Senza categoria | 3 commenti

Lontananza

“La lontananza rimpicciolisce gli oggetti all’occhio, li ingrandisce al pensiero” così ripeteva Schopenhauer. Non so se anche voi avete avuto il piacere di provare questo momento che assomiglia un po’ al vento, che riesce col suo soffio a spegnere ciò che è piccolo ma ad alimentare il fuoco ben acceso. Sono momenti in cui affiorano le debolezze che forse ci piacciono di più e ci si “isola” ad ascoltarle. Godersi questi momenti in inverno poi è ancora più gustoso. Una bella musica dolce, una stufetta accesa, un bel libro, un bicchiere di vino rosso, e un silenzio che si sa non durerà per molto. Mi piace pensare che la lontananza non sia un concetto indefinito nello spazio e nel tempo che altrimenti si chiamerebbe abbandono, ma è lì per farci assaporare solo i momenti belli e a volerli rivivere il prima possibile. Chi teme la lontananza è solo perchè teme alla fine se stesso; io guardo avanti e mi godo i giorni passare.

gennaio 27, 2011 Pubblicato da | Senza categoria | 5 commenti

2010 in review

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 5,000 times in 2010. That’s about 12 full 747s.

 

In 2010, there were 35 new posts, growing the total archive of this blog to 139 posts. There were 18 pictures uploaded, taking up a total of 13mb. That’s about 2 pictures per month.

The busiest day of the year was April 22nd with 199 views. The most popular post that day was notte fonda (il passato-futuro).

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were facebook.com, atipicateatrale.org, lauretta81.blogspot.com, it.linkedin.com, and mail.live.com.

Some visitors came searching, mostly for scotland, coriandoli di cielo, 1280×800, gabrio, and non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

notte fonda (il passato-futuro) December 2009
8 comments

2

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. (Seneca) January 2010
3 comments

3

oderc ni em / len oim eroma / rep etra / is eorum October 2009

4

Tra coriandoli di cielo May 2010

5

Se fossi December 2009
7 comments

gennaio 2, 2011 Pubblicato da | Senza categoria | 2 commenti

Earth, Fire and Water

Nell’illuminata spensieratezza di questo fine anno, mi ritrovo una sera di dicembre a decifrare questi ultimi 12 mesi. Non sono mai stato ferrato con i numeri, anche se alla fine il 27+28=55  non ti tradisce mai.

Avevo lasciato con un “anno di emozioni” e devo dire che non sono mancate, sarà stato un augurio? Sicuramente è stato un anno oscillante… un continuo 0-100. Un anno di cambiamenti, di novità, di nuove esigenze, di tempi che sono andati e che sono ritornati. Un passaggio veloce di nuvole spesso offuscato da nebbia, tempeste col sole, eclissi e bagliori, e un tempo che diventa tiempo acquistando una “i” che lo scombina, che lo rende più lento e a volte più veloce del ticchettio degli orologi che tentano di misurarlo.

Una cosa è certa: vivo in un presente continuo.

Buon ANNO!

“But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams beneath your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.”(Yeats)

dicembre 27, 2010 Pubblicato da | Senza categoria | 1 commento

Happyness

“Ad alcuni per essere felici manca davvero soltanto la felicità.” (L.)

Serve poco, non serve andare a cercarla tanto lontano ma coltivarla ai propri piedi.  Faccio seriamente fatica a capire le persone perennemente infelici.  La felicità è un effetto delle nostre azioni, non capita mai per caso ma bisogna sempre trovare un punto di partenza. Il punto di partenza: è forse quello il problema, non tanto la felicità in sè.

“Vamos a vivir la vida”

dicembre 3, 2010 Pubblicato da | Blog | 2 commenti

la creatura oppressa

La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. (da Critica della filosofìa hegeliana del diritto pubblico, K. Marx).

Qualche sera fa discutevo questa frase. Già aver aperto il discorso con un certo “Marx” all’occhio degli “oppressi” genererà un certo fastidio, ma lasciatemelo spiegare.

Credo che ormai l’etica laica abbia, negli occhi di molti, perso un certo profilo morale. Sembra quasi che necessariamente sia la religione, e chi la gestisce, a dettare un certo rigore morale visto necessariamente come giusto ed indiscutibile. Non rubare, non uccidere, amare gli altri credo che prima di essere considerati dei precetti dati da un “dio”, siano norme sociali necessarie per poter convivere nel nostro limitato spazio. La religione si è impadronita di questi valori, trasformandoli come propri da momento che storicamente ha trasformato inizialmente come propri i popoli. Pensiamo alle popolazioni indigene americane. All’arrivo dei  primi colonizzatori succedeva che spesso erano loro a donare terre in segno di pace, esempio concreto sono i Powhatan in Virginia.

Loro non conoscevano le grandi religioni monoteiste, non conoscevano Gesù, le croci, i Vangeli e tutti i sistemi che ai tempi governavano a braccetto con le monarchie assolutiste europee. Loro, credo per necessità e per spirito di sopravvivenza scelsero inizialmente la via del dialogo per poi sfociare nella difesa quando a distanza di un secolo vennero sterminati quasi l’80% dei loro simili.

E cosa c’entra le religione e cosa c’entra Marx?

L’idea per la quale la religione accetta la natura dell’uomo muovendola secondo dei precetti e dei valori prestabiliti è ciò che genera una creatura oppressa. Non capiamo e non sappiamo più ciò che è “naturalmente” giusto. Si ha bisogno di assicurarsi ad un libro o ad una persona che si è autocandidata come guida. E’ lì che sta la creatura oppressa, schiava,che si deve sentire in colpa o in errore se fa qualcosa che i valori prestabiliti vietano o considerano perversa.

 

 

novembre 5, 2010 Pubblicato da | Senza categoria | 2 commenti

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.