“E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza.” (E.M.)
Il desiderio della felicità
“La felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri”
Solitamente chi è felice difficilmente riesce a comprendere il significato di questo stato d’animo; la felicità diventa figlia dell’illusione positiva che vela le nostre pupille senza mostrarci le buche e i gradini. L’abbandono di ogni forma di malinconia, di ogni verità oggettiva, del divenire delle cose e della realtà: domina la soddisfazione. La soddisfazione, proprio come dice la definizione del vocabolario, nel vedere esauditi i nostri desideri. Quindi la felicità non è una causa ma un effetto. E’ una schiava tenuto per il collo dai nostri desideri e dalla nostra incapacità di crearla dalle nostre mani. Quando un desiderio tra i tanti che compongono il nostro stato d’animo inizia ad indebolirsi, comincia a riemergere la realtà per come appare a tutto il resto del mondo. La persona inizia ad andare in crisi di astinenza di emozioni positive e pompa desideri assurdi e realtà pazze e distorte al fine di raggiungere uno stato drogato di soddisfazione. E’ a quel punto che forse serve fermarsi, e procedere a passi cauti per non rischiare di cadere da una altezza troppo elevata.
Lontananza
“La lontananza rimpicciolisce gli oggetti all’occhio, li ingrandisce al pensiero” così ripeteva Schopenhauer. Non so se anche voi avete avuto il piacere di provare questo momento che assomiglia un po’ al vento, che riesce col suo soffio a spegnere ciò che è piccolo ma ad alimentare il fuoco ben acceso. Sono momenti in cui affiorano le debolezze che forse ci piacciono di più e ci si “isola” ad ascoltarle. Godersi questi momenti in inverno poi è ancora più gustoso. Una bella musica dolce, una stufetta accesa, un bel libro, un bicchiere di vino rosso, e un silenzio che si sa non durerà per molto. Mi piace pensare che la lontananza non sia un concetto indefinito nello spazio e nel tempo che altrimenti si chiamerebbe abbandono, ma è lì per farci assaporare solo i momenti belli e a volerli rivivere il prima possibile. Chi teme la lontananza è solo perchè teme alla fine se stesso; io guardo avanti e mi godo i giorni passare.
2010 in review
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Crunchy numbers
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notte fonda (il passato-futuro) December 2009
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Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. (Seneca) January 2010
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oderc ni em / len oim eroma / rep etra / is eorum October 2009
Tra coriandoli di cielo May 2010
Se fossi December 2009
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Earth, Fire and Water
Nell’illuminata spensieratezza di questo fine anno, mi ritrovo una sera di dicembre a decifrare questi ultimi 12 mesi. Non sono mai stato ferrato con i numeri, anche se alla fine il 27+28=55 non ti tradisce mai.
Avevo lasciato con un “anno di emozioni” e devo dire che non sono mancate, sarà stato un augurio? Sicuramente è stato un anno oscillante… un continuo 0-100. Un anno di cambiamenti, di novità, di nuove esigenze, di tempi che sono andati e che sono ritornati. Un passaggio veloce di nuvole spesso offuscato da nebbia, tempeste col sole, eclissi e bagliori, e un tempo che diventa tiempo acquistando una “i” che lo scombina, che lo rende più lento e a volte più veloce del ticchettio degli orologi che tentano di misurarlo.
Una cosa è certa: vivo in un presente continuo.
Buon ANNO!
“But I, being poor, have only my dreams;
I have spread my dreams beneath your feet;
Tread softly because you tread on my dreams.”(Yeats)
Happyness
“Ad alcuni per essere felici manca davvero soltanto la felicità.” (L.)
Serve poco, non serve andare a cercarla tanto lontano ma coltivarla ai propri piedi. Faccio seriamente fatica a capire le persone perennemente infelici. La felicità è un effetto delle nostre azioni, non capita mai per caso ma bisogna sempre trovare un punto di partenza. Il punto di partenza: è forse quello il problema, non tanto la felicità in sè.
“Vamos a vivir la vida”
la creatura oppressa
La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. (da Critica della filosofìa hegeliana del diritto pubblico, K. Marx).
Qualche sera fa discutevo questa frase. Già aver aperto il discorso con un certo “Marx” all’occhio degli “oppressi” genererà un certo fastidio, ma lasciatemelo spiegare.
Credo che ormai l’etica laica abbia, negli occhi di molti, perso un certo profilo morale. Sembra quasi che necessariamente sia la religione, e chi la gestisce, a dettare un certo rigore morale visto necessariamente come giusto ed indiscutibile. Non rubare, non uccidere, amare gli altri credo che prima di essere considerati dei precetti dati da un “dio”, siano norme sociali necessarie per poter convivere nel nostro limitato spazio. La religione si è impadronita di questi valori, trasformandoli come propri da momento che storicamente ha trasformato inizialmente come propri i popoli. Pensiamo alle popolazioni indigene americane. All’arrivo dei primi colonizzatori succedeva che spesso erano loro a donare terre in segno di pace, esempio concreto sono i Powhatan in Virginia.
Loro non conoscevano le grandi religioni monoteiste, non conoscevano Gesù, le croci, i Vangeli e tutti i sistemi che ai tempi governavano a braccetto con le monarchie assolutiste europee. Loro, credo per necessità e per spirito di sopravvivenza scelsero inizialmente la via del dialogo per poi sfociare nella difesa quando a distanza di un secolo vennero sterminati quasi l’80% dei loro simili.
E cosa c’entra le religione e cosa c’entra Marx?
L’idea per la quale la religione accetta la natura dell’uomo muovendola secondo dei precetti e dei valori prestabiliti è ciò che genera una creatura oppressa. Non capiamo e non sappiamo più ciò che è “naturalmente” giusto. Si ha bisogno di assicurarsi ad un libro o ad una persona che si è autocandidata come guida. E’ lì che sta la creatura oppressa, schiava,che si deve sentire in colpa o in errore se fa qualcosa che i valori prestabiliti vietano o considerano perversa.
Le parole mai dette
Ci sono delle frasi che nemmeno le parole sanno articolare. Certi momenti li viviamo di suoni, atmosfere, sguardi, luci, profumi, ombre, perplessità ed emozioni. Tutto rivive in una nuova dimensione, un complesso di sensi che non si sanno coordinare in una risposta coerente. Basta far leva su quel poco che si era dimenticato, e da lì esplode una serie di eventi poco governabile.
Siamo meno complessi di quanto ci immaginiamo, ma molto più ingovernabili. Le aspettative, le costruzioni mentali, le visioni poco reali regolano il nostro aspetto più ancestrale e primitivo. In quei momenti non servono grandi tecnologie, basta il fuoco, quella sensazione che solamente il lato più buio e profondo dei nostri occhi può far entrare.
Dicono che siamo fatti della stessa materia dell’universo, forse con lui condividiamo l’infinitezza.
l’arroganza inespressa
Una cara amica decide per quest’anno di fare una “vacanza” di meditazione presso un monastero di monaci. Originale e sicuramente una bella esperienza.
Ritorna e mi porta un regalino. Il regalino è un’immagine sacra appositamente benedetta da un monaco del posto che le stava particolarmente simpatico. Considerando il fatto che questa persona conosce perfettamente la mia idea del concetto di religione e fede, ho pensato che il gesto sia stato un esempio di estrema arroganza e maleducazione.
Perchè spesso mi trovo a scontrarmi con persone che mi ritengono un mitomane solamente perchè non credo ad una cosa che nessuno ha visto ma a cui molti credono? Il gesto del dono è sempre ben accetto ma regalare un’immagine sacra ad una persona la trovo estremamente di poco gusto…
Sicuramente molti moralisti mi giudicheranno come una persona che non ha saputo cogliere il sentimento di colei che mi donava, che non ha capito il gesto di amore di una persona che crede nella verità e deve comunicarla agli altri… Ma a voi, se vi regalassi un abbonamento a “Torre di guardia” che cosa ne fareste?
Cmq avrei preferito una bella bottiglietta di grappa…. magari anche benedetta!
Far away over the clouds
Bababababa-Kokokoko-miryyrim-
Silence- Silence.
Se volete sentire, dovrete farvi disturbare dal silenzio.
They’ve killed my twin brother, ma solo nelle menti illuminate saprà ritornare. Chi non vedrà, vivrà sordo del suo silenzio. Le parole non ancora dette soffocheranno la gola e il fiato non avrà più via libera.
Far away, over the clouds, dove i sogni vivono di forme, le parole e i suoni non arrivano e il silenzio non ha rivali.
“Buonanotte, Madame“.




