Anima persa… persa nell’Anima
L’anima persa è Mina, ma mi dice che invece è persa nell’Anima.
Cara Mina, siamo tutti persi nell’anima. Chi non lo è? Chi non è in conflitto con se stesso? Ci chiediamo a volte come mai siamo così indecisi. A volte non accettiamo la realtà, felice o triste che sia, solamente per proteggerci. A volte ci rimproveriamo per non dire quello che sentiamo. Assurdamente abbiamo paura a dire ti amo solamente perchè quella paroletta di 3 lettere ci cambia la vita. La vita che non scorre intorno a noi, ma dentro di noi. Le nostre ombre diventano i nostri complici. Passiamo il tempo a vietarci di vedere il bello che c’è tra di noi e viviamo rimproverandoci per gli errori passati.
Dovremmo un giorno svegliarci e pensare che siamo più forti di quello che ci ruota intorno anche se purtroppo spesso tutto questo è pura illusione.
Cara Mina, prova a vedere nel passato quello che è successo. Goditi il tuo presente che può essere più bello di quello che vedi. Basta osservarlo con una diversa angolatura e probabilmente riuscirai a vedere tutta l’immensità che ti sei negata. Tutto questo potrei scriverlo su uno specchio. Alla fine, cara Mina, siamo più simili di quanto diversi dentro e fuori l’anima.
… e si va, si corre ma non troppo
14 minuti, non è molto e nemmeno troppo. 14 minuti per aspettare un gelato non passano più, 14 minuti per arrivare nel posto che desideri volano. 14 minuti possono essere una benedizione!
Il tempo spesso lo sprechiamo, ce lo lasciamo scappare tra le mani senza rendercene conto che che è la risorsa più scarsa e preziosa. Però se corriamo inciampiamo, e dobbiamo pagare tutta la nostra fretta.
Quindi bisogna dosarlo, con piccoli passi per fare un grande percorso. Bruciarlo per raggiungere la metà ci lascia solamente le ceneri nelle mani. Bisogna allora goderselo in ogni istante, in ogni “nanosecondo” per poter dire a se stessi di averlo vissuto senza sprecarlo, perchè anche quel “nanosecondo” è stato essenziale e importante per costruire qualcosa di meravigliosamente spettacolare! E allora cosa aspettate! Un paio di minuti li avete già investiti bene… Lo spero
la maschera della sopravvivenza
Ritorno ancora nel teatro della vita e penso a tutte le maschere che ho incontrato. Quella dolce, quella cinica, quella repressa, quella esuberante. Tutti ne abbiamo una e non è una colpa. Ci serve per sopravvivere e solamente nell’intimità riusciamo a toglierla. Non credo sia una colpa averne una, due o tre, ma solamente una necessità.
Tu, hai la maschera che più mi piace: quella dell’eccesso dimostrativo dei sentimenti. Esplodi come un cannone in un circo! E non solo per questo che ti voglio bene ma sotto quella maschera ho trovato qualcosa di più delicato e sensibile. Sei il fiore più comune ma sei unica. Questa volta dico io grazie… Grazie per il bel pomeriggio.
Accusa di assenza di realtà
I miei pensieri sono stati accusati di assenza di realtà. Accidenti! Sono pensieri, sono quello che vorrei essere e cerco di essere; quello che mi aspetto dagli altri. Non ho la pretesa di credere che sperando il bene e di vedere il bello delle cose, tutto vada in quella direzione. Però perchè siamo sempre i primi a vietarci di essere felici?
Alcune persone vorrebbero solamente che gli si dicesse quello che vogliono, fanno domande retoriche, trascinano in basso qualsiasi cosa e hanno magari la pretesa che anche tu li segua. Io non me la sento di scrivere tutte le mie paranoie. Il male lo viviamo tutti, perchè dovremmo anche anaizzarlo? Scrivendo “del poco di bello” che a volte riesco a trovare nelle cose, mi fa stare bene. La romantica malinconia mi piace, ma quando percepisco che si naviga nel mare della depressione, ritorno a galla!
Io credo nei sentimenti, credo nella chimica e nella magia, credo nel futuro, nella dipendenza dal cioccolato, nelle tazze da singolo che non rimarranno impolverate, nelle persone che non cambieranno nel volerti bene, nel piacere della diversità, nella speranza e nel cambiamento, nell’essere stupito e nello stupire, nel rispetto e nella libertà.
le vent me pousse à Nantes, mais avec la tete chez moi
Nantes è passata. Città graziosa, molto francese ma allo stesso tempo bretone e affascinante come ogni città in cui si sente il profumo dell’oceano. Il vento mi ha spinto lì e mi ha accompagnato per tutto il tempo. Un vento gelido e a volte paralizzante, a tal punto da farmi nascondere dentro un cappuccio e coprire ogni parte del corpo esposto. I francesi alla fine sono simpatici (molto più degli inglesi.. ma molto di più)… Forse anche perchè nessuno parla inglese. Mi sento anche io molto francese in Francia, soprattutto con una baguette in mano per la strada, anche se me la cavo con solo un paio di parole necessarie alla sopravvivenza. In aeroporto il tipo del controllo mi ha beccato una flaconcino di crema di 125ml scampata ai controlli di Orio, e dopo 3 min di silenzio ha elaborato questa frase: ” Pardon, max one zero zero” e ci siamo capiti al volo! Adoro le cose essenziali, senza tante grammatiche inutili.
“Vivre libre ou mourir“. E’ la frase del viaggio che mi porto addosso (in tutti i sensi); frase giacobina del 1793. Mi permetto di riadattarla dopo 200 anni in “chi non vive libero è morto” e credo che non sia la stessa cosa.
A bientôt.
Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. (Seneca)
“Io non so dove mi porterà questo vento” diceva Lei a Lui, io intanto penso che dal vento piace farmi trasportare, accarezzare e anche scaldare, quasi come un libro di 300 pagine che divori in una sera. E mentre tutto scorre intorno, non voglio trovare il tempo di fermarmi ed osservare, voglio godermi e sognare in questo vento che mi ha sorpreso.
Penso a come si cambia, a come lo stesso vento fino a qualche mese fa mi aveva stordito, quasi smarrito. E adesso invece non vedo l’ora che torni a soffiare, il più forte possibile, al punto da disorientarmi per poi indicarmi la direzione giusta.
Dovremmi fermarci tutti ad ascoltare il nostro vento, quello che ti spinge alle spalle o ti frena sul viso. Quello che soffia freddo quando vorresti calore e quello che rinfresca quando si sta appassendo.





