Gabrio

Non ho niente da dire, ma lo devo dire.

ancora sul matrimonio…

non per essere logorroico ma con tutti questi matrimoni di persone che conosco, ancora mi chiedo se la felicità di un evento di questo tipo si esaurisca nel tempo. Indipendentemente dalle persone felici, mi chiedo come mai sempre più trovo persone che dicono frasi stile “povera sfigata, avevo 18 anni quando mi sono sposata!” oppure ” Bisogna avere sempre un manico di scorta (un po’ volgare ma rende l’idea) oppure ancora: “la minestra riscaldata alla fine un po’ piace, è comoda e veloce”.

Insomma nel 2008 quando ti dicono di mangiare di meno perchè l’obesità è una malattia, quando si parla di energie nucleari e di nanotecnologie, un istituto come il matrimonio può ancora esistere? E’ una felicità che poi diventa prigione? E’ una sorta di freno per l’infedeltà o lo sperimentare nuove esperienze umane? Perchè l’innamorarsi a 40 anni non può essere vissuto?

Perchè non basta la convivenza?

luglio 25, 2008 - Posted by | Blog |

32 commenti »

  1. Non è un argomento semplice. Non vorrei nemmeno essere troppo mielosa e non lo sarò.
    Il matrimonio ha i suoi alti e i suoi bassi, molti bassi.
    Bisogna saperci convivere e apprezzare il bello anche se poco.
    Io mi ripeterò all’infinito: un pizzico di libertà, di autonomia, di essere se stessi, non deve mancare.
    Non si vive con una persona per tutta la vita ed essere la sua fotocopia.
    E poi, bisogna sapersi rinnovare… in tutto.
    Bisogna creare quel sale che dà sapore, altrimenti le frasi che hai detto tu sopra continueranno a ripetersi all’infinito.
    A 40 anni ci si può innamorare ancora e magari proprio di tuo marito.

    Commento di Sabrina | luglio 27, 2008 | Rispondi

  2. Secondo me, la coppia è ancora d’attualità anche di questi tempi, indipendentemente che sia o meno regolata da sacri vincoli o vincoli legali.
    Solo che chi decide di vivere in coppia, dovrebbe riscoprire la voglia di parlare di sè con l’altro…perchè tanti dimenticano che chi hanno di fianco non è un altro sè stesso.
    Lui/lei non è in grado di decifrare i tuoi pensieri se non li esterni!
    A volte parlare è un piacere, a volte fa quasi male, ma è una necessità. Altrimenti ci si soffoca e si soffoca l’unione…e allora è vero, ci si sente in trappola.
    Credo che la coppia diventi una prigione se non c’è equilibrio. Parlo sia dell’equilibrio tra le due “metà della mela”, sia di quello interiore di ognuna delle due parti.
    Mi ricollego a quanto diceva Sab, se vivi con qualcuno, lo conosci nella quotidianità, in ogni suo gesto, in ogni sua abitudine, in ogni pregio ed ogni difetto.
    La sfida è riuscire ad amalgamare bene i tuoi pregi e difetti con i suoi per andare avanti insieme e non arrendersi alla routine che succhia via il sale da ogni cosa.

    spero di essermi spiegata..l’argomento è vasto e incasinato!!!!

    Commento di Ro | luglio 27, 2008 | Rispondi

  3. secondo me dipende tutto da come si vive il rapporto. Si può benissimo scegliere la convivenza a vita, ma non deve essere una scelta di comodo, ma d’amore. Non è che uno deve andare a convivere per avere il diritto di recesso. Si deve essere convinti delle proprie scelte e secondo me bisogna sempre tenere presente l’altro, quello che ha deciso di dividere la sua storia con te. Ci si può innamorare a 20, 40 o 80 anni, ma io credo ancora che la persona che ami possa essere una sola. Solo che la puoi incontrare a età diverse. Non è poi così tragico il matrimonio, anzi. Da’ un sacco di soddisfazioni, anche se non è certo facile e bisogna lottare. A dire la verità lottiamo per molte cose, il lavoro, una certa sicurezza economica, l’amicizia, la fede (non è detto che oggi c’è e domani pure!), anche lottare per amore vale la pena no?!

    Commento di sara | luglio 27, 2008 | Rispondi

  4. il Matrimonio è sempre un incognita..un argomento “complicato”..ci si domanda sempre se ci si crede ancora o meno..se funziona ancora ect..bhe stà tutto alle persone che compongono la coppia e questo legame..l’amore nn è un argomento semplice..penso che abbia mille facce della medaglia e ancora una in più..
    Tra la convivenza e il matrimonio bisogna deciderlo insieme..sicuramente quello che deve legare è l’amore..il rispetto..la complicità..la serenità..il fatto di dividere una storia e renderla bella..diversa..sorprendente ogni momento..l’età nn deve contare..una persona può trovare quello che cerca in ogni momento..presto o tardi che sia
    Il discorso del diventare una prigione anche questo è decretato dalla coppia..se lo si vuoi far diventare tale è solo colpa o “merito” tuo
    Quando mi sono sposata ho sentito diverse persone che mi dicevano ma x’ lo fai..povera anche te nn sai cosa ti aspetta..facce sbigottite sull’età in cui mi sposavo..bhe io chidevo sempre come mai loro dicessero così e fossero ancora sposati..quelli forse erano in “prigione”..creata da loro..

    Commento di Lauretta | luglio 28, 2008 | Rispondi

  5. volevo aggiungere una cosa: l’amore non è statico, ma dinamico. Cambia, cresce, si evolve con le persone. Chi si sente in prigione, secondo me, non sa far evolvere il rapporto. Io amo mio marito più del giorno in cui l’ho incontrato, ma solo in modo diverso. Le cose che contano non sono più le stesse. A proposito… io non ho ancora capito la differenza tra pacs e matrimonio civile (se ovviamente si parla di uomo e donna che decidono di vivere insieme per amore) e tra pacs e atto notarile negli altri casi. Che differenza c’è tra, ad esempio, una coppia di anziane amiche che decidono di fare testamento l’una verso l’altra davanti ad un notaio o un pacs tra queste?! E qual è la differenza tra un uomo e una donna che si sposano civilmente, davanti al sindaco, e tra uomo e donna che davanti al sindaco fanno un pacs?! Non è comunque una legalizzazione della convivenza? cosa cambia tra questo e il matrimonio? Chi mi illumina? O semplicemente dice la sua?

    Commento di sara | luglio 28, 2008 | Rispondi

  6. Ma sara, dam a trà, non eri quella che vedeva di malocchio i Pacs?

    Belle le cose che sono state scritte, le conserverò. Nulla dura per sempre, e forse in un mondo un po’ egoistico come quello di adesso, in cui le persone sono così gelose del loro tempo, non ne rimane molto per gestire le situazioni di crisi della coppia.

    A volte credo che l’amore sia un po’ mascherato dalla paura. Si chiama Amore la paura di dover tornare ad una vita autogestita e non di coppia, la paura di rompere una famiglia, la paura delle opinioni. Insomma alla fine il matrimonio è un vincolo quindi pone delle semilibertà. Non sto parlando della semplice vita di coppia, ma dell’istituto che impone diritti e doveri ormai forse socialmente obsoleti

    Commento di gabrio79 | luglio 28, 2008 | Rispondi

  7. io cosa ho scritto sui pacs scusa?! praticamente che io li credo inutili, un modo per legalizzare ciò che c’è già (il matrimonio in un caso e un atto notarile o un testamento nell’altro).
    Se scrivi quello che scrivi sull’amore significa o che non l’hai mai provato o che sei stato profondamente ferito quando ti sei buttato. Il matrimonio non è un vincolo, ma una scelta, esattamente come la convivenza (se fatta seriamente). E’ una promessa che si fa ad un’altra persona, liberamente. Nessuno vincola o costringe l’altro. Si possono rompere i matrimoni, certo, come le convivenze, come le amicizie. Non per questo non hanno più valore! Un’amicizia che si rompe non è stata comunque bella? se si rompe (o peggio si spegne) allora è inutile l’amicizia? E’ anche in quel caso paura di rimanere soli?!
    Parli di matrimonio cattolico/religioso e non civile!!!!!!!! Attento! Hai mai ascoltato la parte civile di un matrimonio?! secondo te sono valori desueti?!

    Commento di sara | luglio 29, 2008 | Rispondi

  8. Se si arriva al matrimonio, civile o religioso che sia, ci si arriva perchè si vuole costruire qualcosa insieme.
    Lo costruisci (casa, figli e vita) e ti devi impegnare a mantenerlo in piedi.
    Se lo vedi come vincolo, evita di costruire qualcosa insieme ad una persona.

    Esempio: se costruisci una casa, ti piace, ci vivi, passa il tempo e poi ti stanchi. Cosa fai? La lasci lì dove è e ne costruisci una più bella perchè più nuova ed emozionante? Perchè abbandonare quello che con tanta fatica si è costruito? Piuttosto, perchè non provare a rinnovare dentro e fuori la “vecchia casa”… potrebbe anche dare molte più soddisfazioni, soprattutto perchè ne conosci pregi e difetti.

    Commento di Sabrina | luglio 29, 2008 | Rispondi

  9. X sara: Non credo sia un problema di Amore, credo solamente che per molte persone il matrimonio diventa una specie di sindrome di Stoccolma. L’amore può finire, lo si vive totlamente e poi ne rimane solo il ricordo… Del matrimonio, quando cessa, credo rimanga solo il fastidio e il pentimento di averlo vissuto.

    Commento di gabrio79 | luglio 29, 2008 | Rispondi

  10. Sono sempre stata un’attenta lettrice di questo blog, anche se mi sono tenuta in disparte; ora è arrivato il momento intervenire!!!!!!!chi di voi è sicuro/a al 100% di aver trovato l’amore vero?!!!
    Dalle cose scritte sembrate innamorate dell’amore e dei vostri partner come se fosse il primo giorno…ma non ci crederò mai!Nel vostro cuore di sicuro nascondete una voglia di provare nuove esperienze(non solo sentimentali, voglia di poter decidere senza pensare farò bene, farò male o rimanere male qualcuno? e poi…se dovessi rimanere sola?meglio sole o attaccate a un sentimento che ormai è solo un bel ricordo..o un rimpianto?!Vi parlo da donna delusa da un uomo con il quale si stava costruendo un futuro che però a quanto pare era solo suo…LA TORTA QUANDO E’ A FETTE NON SI PUO’ PIU’ RICOMPORRE!!!e non si puo’ rincorrere un’idea d’amore stereotipata solo per il fatto che è bello crederci…LA CONSAPEVOLEZZA A VOLTE CI SALVA DALLA ROUTINE!
    Con cio’ non voglio giudicare nessuno anche perchè vi conosco solo per ciò che scrivete e non per chi siete veramente!Sono felice che qualcuno creda ancora nell’amore!GABRIO MI ASSOCIO ALLE TUE IDEE REALISTE…

    Commento di chiara | luglio 29, 2008 | Rispondi

  11. x Gab: “Si chiama Amore la paura di dover tornare ad una vita autogestita e non di coppia, la paura di rompere una famiglia, la paura delle opinioni”: mi spiace, ma qui parli di amore.
    Conosco persone che putroppo hanno visto finire il loro matrimonio, ma non sono assolutamente pentite di averlo vissuto. Hanno ricordi, felici o meno, e una bimba alla quale stanno cercando di rendere il distacco meno traumatico possibile. E lo stanno facendo, semplicemente, da persone civili. Il matrimonio è un impegno, anche quando finisce. Non nego la realtà, se finisce l’amore è giusto che il matrimonio si sciolga, anche se può sembrare più doloroso. Dico solo che l’altro non è un pacco, come sembrava da ciò che hai scritto nel primo post. Al mare c’era una signora di 38 anni cha ha un figlio di 21 (fatevi i conti!), un marito e altri due figli. Certo, ha rinunciato a qualcosa per avere qualcos’altro, ma è FELICE! Non è forse questo che conta? Io ora sono felice, ho lottato per arrivare dove sono, e mio marito con me e forse più di me. Quando cambierà la situazione (e presto cambierà) lotteremo ancora, insieme, perchè vogliamo che funzioni! Perchè il futuro ce lo costruiamo insieme, con il dialogo. Non si può giudicare dall’esterno di un matrimonio, ciascuno ha la sua storia, le sue regole perchè funzioni. Ciò che credo valga per tutti è che deve valere la pena. L’importante è che la felicità di entrambi compensi l’impegno di entrambi. Nessuno dice che è facile!
    x Chiara: anche se non ti conosco mi permetto di farti notare che nessuno di noi, parlo di chi ha scritto e che un matrimonio (o una convivenza) lo sta vivendo, vive nel mondo delle fiabe (che si fermano, sempre al giorno del matrimonio)! Stiamo dicendo che è possibile che funzioni, ma che non è facile. Non so se conosci Gab e la sua storia… Beh un matrimonio (o convivenza) non l’ha provato e (scusa tanto Gab) forse non sa che un fidanzamento, per lungo, convinto e totalizzante che sia, non è la stessa cosa.

    Commento di sara | luglio 29, 2008 | Rispondi

  12. X Sara: sicuramente il matrimonio permette di lottare assieme. Tu sei probabilmente stata fortunata ad avere una persona aperta al dialogo, molti altri purtroppo non lo sono. Forse un matrimonio è un arrivo e non l’inizio di una vita assieme. E’ un po’ come prendere il biglietto di uno spettacolo di cui conosci forse il regista ma non lo show.

    Commento di gabrio79 | luglio 30, 2008 | Rispondi

  13. potremmo passare delle ore su questo argomento..e nn basterebbero..ognuno porta la propria esperienza e in base alle esperienze vissute dirà bene o dirà male..
    x Chiara: io posso dirti con sincerità che nn amo mio marito come il primo giorno..lo amo diversamente..il sentimento è amplianto da quando lo conosco..è evoluto..ci sono tanti altri fattori..che insieme formano l’amore..
    Il matrimonio deve essere una continua scoperta..una continua voglia di costruire insieme qualcosa..giorno dopo giorno..dalla cosa più piccola alla cosa più grande..sono appena diventata mamma..e devo dire che è stato un cambiamento nella vita davvero forte..che ha cambianto di nuovo le cose..tutto è diverso..ma tutto è di nuovo bello..
    Quello che dico vale anche x la convivenza..ognuno decide poi come vivere il rapporto..se consacrarlo davanti a Dio..davanti al Sindaco o semplicemente vivendo insieme..l’unica cosa è nn arrendersi..gli alti e i bassi fanno parle della vita..ma in due se uno cade l’altro lo aiuta a rialzarsi..e così via..

    Commento di Lauretta | luglio 30, 2008 | Rispondi

  14. Rispondo con le parole del mio fotografo/filosofo (dovrebbero essere recitate in dialetto bergamasco):

    “Perchè devo cambiare moglie solo per il gusto di provare qualcosa di diverso, quando poi dopo 15 giorni mi ritrovo gli stessi problemi che avevo con la moglie precedente?”

    Commento di Sabrina | luglio 30, 2008 | Rispondi

  15. Si confonde un po’ troppo il matrimonio con l’Amore di coppia….
    X sab: quindi sei del mio parere. L’uomo non è fatto per la vita di coppia istituzionalizzata, ha bisogno di vivere anche più esperienze con dverse persone e magari poi un giorno magari trovare la stabilità. Il problema è che socialmente questo non è pensabile, la società ti condanna: sei una troia, una/o sfascia famiglie, un libertino/a. La società condanna quando un individuo decide di vivere senza le regole sociali che la stessa impone. Il matrinonio serve a questo: tu prometti di adeguarti alle regole sociali. Fai delle promesse. Se non le mantieni sei colpevole. Quindi poi la gente tradisce di nascosto, trasforma in perversione e paranoia ciò che in natura non lo è.
    Poi arrivano i figli, che dai genitori ereditano solamente le manie e magari diventano il salvagente di un matrinomio realmente fallito ma con dei coniugi che continuano a credere di poter sistemare, di dialogare per ricucire, di poter sopportare l’altro/o, i suoi limiti, le sue debolezze. Vero che l’amore serve a quello, rende un po’ più altruisti, ciechi … e anche deficienti. Ma questa è un’altra storia

    Commento di gabrio79 | luglio 30, 2008 | Rispondi

  16. x Gab.
    Se ci pensi bene, anche la libertà ti impone dei limiti (sembra un controsenso ma non lo è).
    Non ti lasci andare fino in fondo per la paura di trovarti una persona accanto che ti limiti il tuo “non dover rendere conto a nessuno”.
    Se anche la smisurata “libertà” non ti fa vivere come vorresti imponendoti i fatidici “se”, non sei uomo libero.
    Il matrimonio in sè è una scelta di vita, come scelta è la libertà di vivere da solo con tutte le sue “negatività” e le conosci bene.

    L’ho detto: discorso complicato.
    Potremmo scriverci libri o parlarne ancora davanti a due bei chinotti🙂

    Commento di Sabrina | luglio 30, 2008 | Rispondi

  17. 😀😀 Insomma, se ami una persona a tal punto da decidere di vivere con lei, sei solo un conformista e se invece decidi per una vita da single sei libero e felice, il figo della situazione?😉

    Concordo con Sab, entrambe le situazioni (coppia/single) hanno i propri pregi e i propri difetti.
    Se uno si trova bene in coppia, anche senza avere la presunzione di dire “Ho trovato l’Amore vero” e vuole vivere questa esperienza appieno, farà di tutto perchè l’amore che prova per il compagno/compagna non si spenga, continui ad evolversi e a modificarsi.
    Chi si trova bene da solo, porterà avanti la sua vita, cercando di salvaguardare le proprie necessità.
    Quello che mi lascia perplessa è che vedo dipingere il legame di coppia (post di Gab e Chiara) come una situazione totalmente castrante.
    Chi è parte di una coppia è libero di avere tutte le esperienze che vuole. Certo, sentimentalmente non è possibile, ma non è una questione di vincoli scritti, è questione di onestà e di rispetto!
    Penso che anche quando un single intraprende una relazione sentimentale con qualcuno cerchi di rispettare chi ha di fianco, o no?

    Commento di Ro | luglio 30, 2008 | Rispondi

  18. Onestà e rispetto, quello che ti frega è la “chimica”.

    Commento di Sabrina | agosto 1, 2008 | Rispondi

  19. La “chimica” ti può fregare comunque e non fa più male durante un matrimonio, una convivenza o una “storia”. Leggo Psy da quasi un anno e un po’ di mesi fa c’era un articolo sul tradimento (di quello si parla giusto?). Dicevano una cosa molto vera e di buon senso: il limite, cioè ciò che per una coppia è o non è tradimento, è soggettivo. A chi basta il pensiero, a chi un bacio, a chi il sesso, a chi magari invece una bugia. Io sento alcuni mariti sparlare delle proprie mogli quando non ci sono. Io la considero la forma peggiore di tradimento. E la peggiore mancanza di rispetto nella coppia. Come dicevo è, appunto soggettivo.
    PS (per chi è Atipico e per chi non lo è): a proposito di “chimica” vedesi brano di Anonima Roberta nello spettacolo “8 marzo”

    Commento di sara | agosto 1, 2008 | Rispondi

  20. X Ro: Non è castrante il vivere l’amore in una coppia. Scegliere di costruire un futuro con un’altra persona è una scelta di vita nobilissima come probabilmente lo è la scelta di vita casta, consacrata o solitaria. Il problema che avevo posto nel blog era se l’istituto del matrimonio è solamente una promessa non nei confronti dell’amato( che viene fatta cmq anche in una relazione di fatto) ma nei confronti della società. Il matrimonio è un fatto sociale, nel senso che coinvolge altre persone direttamente e indirettamente, a differenza della convivenza dove la scelta della vita di coppia non genera obblighi o doveri di tipo “sociale”. Quindi riassumendo: Perchè ci si sposa?

    Commento di gabrio79 | agosto 1, 2008 | Rispondi

  21. semplicemente: perchè si ama l’altra persona; per fede in una religione; per proteggere i figli; per sentirsi parte di una famiglia “allargata”; perchè il promettere davanti a tutti aiuta a mantenere la promessa all’amato/a; perchè per me la convivenza non basta. Non certo per fare contenta la mamma o il papà o per sentirsi “a posto con il mondo”! Io rispetto la scelta di chi convive, semplicemente la mia scelta è diversa. E mi arrabbio se è criticata perchè “se ti sposi è più facile, sei vincolata, se convivi scegli di amare l’altra persona ogni giorno”.

    Ehmm ho visto ora il X Rob, ormai ho scritto… mi perdoni?

    NB mi è stato fatto notare che si scrive “@Rob” nella sintassi da blog corretta… fate poi voi.

    Commento di sara | agosto 1, 2008 | Rispondi

  22. X Gab/ @Gab. Dai post precedenti mi sembrava di vedere una nota negativa, un pò come se tu, che poni la domanda, in realtà avessi già un’opinione ben precisa…e questa non fosse delle più felici.

    Credo che il patto del matrimonio contempli sia l’aspetto personale che quello sociale. Ma l’aspetto sociale, per me, è più un fattore collaterale. Quindi credo che la parola “conformismo” riguardo al matrimonio, sia fuori luogo.
    Non credo che siano molti quelli che si sposano “perchè fanno tutti così” (che è quello che intendo per conformismo), soprattutto ora! Nella nostra epoca, ci si può sposare anche se si hanno religioni diverse, o se uno dei due coniugi è ateo, o se si è divorziati…NB.Anche un ateo può credere nel matrimonio e sposarsi tranquillamente…e lo può fare civilmente o religiosamente o in entrambi i modi. Rispetto a qualche tempo fa, in cui ci si doveva convertire o in cui si doveva tacere l’ateismo, o il solo matrimonio civile era malvisto (nel senso di sposarsi solo civilmente), mi sembra si siano fatti dei passi in avanti..

    Per quanto riguarda la convivenza, sì, non ci saranno patti scritti o altro ma i doveri verso la persona che si ha di fianco sono comunque presenti. Non saranno scritti ma sono morali.

    X Sara/ @Sara. Non credo che chi si sposa sia avvantaggiato rispetto a chi convive se non per l’aspetto economico, cioè per il discorso divorzio, anche se ho sentito di coppie conviventi che si sono accordate per mantenimenti dopo la separazione.
    Qualche tempo fa ti avrei detto anch’io quella frase, ma, per fortuna si cambia idea! Credo che sia vero che chi convive sceglie l’altro ogni giorno, ma è altrettanto vero che il patto che stipuli col matrimonio, significhi esattamente la stessa cosa. Solo che chi si sposa lo giura in anticipo, si impegna per la vita a scegliere l’altro. Chi convive sceglie l’altro ogni giorno senza giurare ed, effettivamente, il “per sempre” si vedrà solo alla fine.

    Commento di Ro | agosto 3, 2008 | Rispondi

  23. PS. Comunque anche la convivenza è una bella sfida, no?😀

    PPS: che poema epico che ho scritto!!! Sorry!😛

    Commento di Ro | agosto 3, 2008 | Rispondi

  24. @Rob: visto che i poemi di solito li scrivo solo io… è consolante!!!
    Io penso che anche nel matrimonio il “per sempre” si vede solo alla fine; dipende dal tipo di matrimonio. Non confondete il matrimonio cattolico con il matrimonio! Nel matrimonio civile il “per sempre” non esiste più! Neanche io credo che il matrimonio sia proprio un vantaggio per tutti ma neanche uno svantaggio. Però non c’è scelta giusta o sbagliata. Io ho scelto di sposarmi in chiesa perchè credo in certi valori. Mio marito era d’accordo, perchè anche per lui il matrimonio aveva lo stesso significato. Questo nonostante il matrimonio misto. Che significa semplicemente che si promettono le stesse cose, per una persona davanti a Dio per l’altra davanti agli uomini. Se tu hai scelto di convivere avrai le tue buone ragioni! Io disapprovo solo chi convive “in prova” (proviamo un anno, sei mesi e poi ci sposiamo). Significa mancare di rispetto all’altro e non credere nè nella convivenza nè nel matrimonio, ma nell’egoismo di avere sempre una scappatoia per fare quel che si vuole!

    Commento di sara | agosto 3, 2008 | Rispondi

  25. Non ho un’idea negativa del matrimonio. Io per ora crederei più nella convivenza nel senso che sposarsi, con tutto il cerimoniale che ne deriva (abiti, preparazione, fedi, fiori…) sia solamente una sorta di pubblicità.
    Alla fine uno sposato ha uno status molto differente da quello di convivente. Con ciò, ognuno è libero di scegliere il proprio status ed essere felice di viverlo.
    Mi fa piacere leggere di assolute convinzioni (mio marito crede in certi valori.. Io credo negli stessi) senza che le persone si pongano il problema se queste convinzioni sono poi cosi vere (senza offendere nessuno nè ricriminare). Quoto Ro che dice che il per sempre si vede solo alla fine e che la convivenza parte un po’ svantaggiata rispetto al matrimonio… Dopotutto la promessa sociale ha una forza maggiore di quella nei confronti di due persone.

    Commento di gabrio79 | agosto 3, 2008 | Rispondi

  26. beh alcune convinzioni le ho portate fino in fondo! Io non credo nell’aborto e infatti ho deciso (o meglio abbiamo) di non fare alcun controllo prenatale allo scopo di abortire se qualcosa fosse andato storto negli esami. Sono scelte assolutamente personali, non c’è un vero o falso. Nè un giusto o sbagliato. Io ho agito in questo modo perchè per me è giusto così.

    Commento di sara | agosto 4, 2008 | Rispondi

  27. Credo si sia divagato un po’ sulla richiesta iniziale di Gab: matrimonio, tradimento, separazione, convivenza e addirittura aborto (scusa ma che c’entra?).

    Il discorso sembra chiuso.
    Per Gab non ha senso ora in questo momento il matrimonio ufficializzato ma potrebbe avere senso la convivenza, quella che per Ro ha lo stesso identico valore del matrimonio stesso.

    Provate a pensare: ci sono coppie che convivono da anni, magari si sono anche già sposati ufficialmente (bastano due testimoni e un ufficiale e il gioco è fatto) senza sventolare il rito ai quattro venti; di queste coppie che funzionano non si ricorda nemmeno più se convivano o se sono sposati… la differenza non c’è.

    Il matrimonio, quello della festa, è la parte romantica di una unione e si potrebbe fare a meno benissimo.

    Una romantica sposata!

    Commento di Sabrina | agosto 6, 2008 | Rispondi

  28. Gab all’inizio ha fatto capire (o per lo meno io l’ho interpretata in questo modo) che il matrimonio è una scelta ipocrita, secondo lui. E che anche noi che l’abbiamo difeso abbiamo delle convinzioni infondate, che si scioglieranno come neve al sole (cito ad esempio: “Mi fa piacere leggere di assolute convinzioni […] senza che le persone si pongano il problema se queste convinzioni sono poi cosi vere (senza offendere nessuno nè ricriminare)”); mi sono difesa da questo con un esempio che forse non era proprio attinente al tema iniziale, ma che c’entra con le promesse di matrimonio che ho fatto io, in chiesa. Il tutto per concludere che non è ipocrita l’istituzione, ma le persone che sottoscrivono il patto. Sia questo ufficiale (matrimonio) o privato (convivenza). Tuttavia una differenza tra matrimonio e convivenza credo ancora che esista, anche parlando di matrimonio civile, almeno a livello giuridico. In caso contrario non ci sarebbero le due scelte.

    Commento di sara | agosto 7, 2008 | Rispondi

  29. @ Sara.
    Siamo tutti d’accordo nel dire che c’è differenza giuridica! Si è parlato di differenze di altro tipo!🙂🙂

    E per quel che riguarda l’affermazione di Gab, l’ho interpretata come un richiamo a rientrare nei ranghi…:troppo miele!!!!
    Anche perchè, quando gli ho chiesto se coloro che scelgono vita di coppia fossero tutti dei cretini per lui, il nostro caro amico ha risposto:
    ” Scegliere di costruire un futuro con un’altra persona è una scelta di vita nobilissima come probabilmente lo è la scelta di vita casta, consacrata o solitaria.”

    Comunque hai detto una grande verità:
    “non è ipocrita l’istituzione, ma le persone che sottoscrivono il patto.”

    Ah! E sia chiaro che NON sto dicendo che tutti coloro che si sposano sono ipocriti. Dico che ci sono anche quelli che agiscono con poca serietà e si comportano da ipocriti e tutto ‘sto discorso vale anche per chi convive!

    P.S. Grazie Sab che hai aiutato a tirare le fila del discorso!

    Commento di Ro | agosto 7, 2008 | Rispondi

  30. @sara: quindi l’unica differenza è l’aspetto giuridico. Poichè alla fine non mi fido più di tanto delle promesse dell’altro, sottoscrivo un atto che mi garantisca il rispetto di certi doveri. Intendi questo?

    Commento di gabrio79 | agosto 11, 2008 | Rispondi

  31. @Gab In un certo senso. Con il matrimonio mi prendo pubblicamente cura di un’altra persona e dei figli che possono arrivare. Siccome ci sono persone che dal punto di vista “economico” nn sono affidabili (non mi riferisco solo agli uomini, ma anche alle donne) forse è meglio che un’istituzione esista. Premetto che io credo che la maggior parte delle persone (io per prima!) non si sposa per questo motivo e magari neanche ci pensa! Però ritengo giusto che uno stato civile non “azzeri” quello che in tanti anni è stato conquistato. Il rito del matrimonio per le persone vuol dire altro, una promessa pubblica d’amore. Io dichiaro davanti a tutti che la persona che sposo è “mia” (in senso affettivo ovvio). Tramite ad esempio l’anello dichiaro al mondo di essere vincolata. Che questo poi possa avere un valore o meno dipende dalla persona! Tramite le pubblicazioni tutti possono conoscere il mio stato. In caso di disgrazia la situazione è chiara; per situazione intendo sia eventuali eredità che tutela dei figli. Se io ad esempio convivo ma non sposto la residenza giuridicamente non nasce alcun rapporto. Come fare a dimostrarlo? Non è questione di fiducia. Posso anche convivere e fare testamento perchè della persona con cui vivo non mi fido! Boh spero di essere stata chiara. Non prendermi per cinica, però secondo me è giusto mettere in chiaro da subito anche gli aspetti pratici, onde evitare di rompere il rapporto per delle aspettative deluse. Forum insegna!

    Commento di sara | agosto 12, 2008 | Rispondi

  32. @sara: ai tuoi post leggo che i motivi per scigliere il matrimonio sono:

    1)tutela giuridica
    2)tutela economica

    Però poi dici che non ci si sposa per questo, ma allora perchè ci si sposa?
    Potrei dedurre che ci si sposa per rendere pubblica la relazione, il proprio status. Allora mi chiedo: La società ha proprio bisogno di conoscere il nostro status? O forse siamo noi a volerci mostrare come la coppia che presa dall’amore dichiara di costruire un futuro insieme?

    Commento di gabrio79 | agosto 13, 2008 | Rispondi


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