Gabrio

Non ho niente da dire, ma lo devo dire.

un popolo di repressi

Parlando con un mio amico di ritorno da un viaggio in Francia con la sua famiglia, è risultato che all’estero le persone sembrano più disponibili, sorridenti, realizzate. Chiedi un’informazione è un autista in pausa pranzo cerca di rispondere scusandosi di non essere stato molto chiaro.

La stessa cosa è capitata anche a me in Danimarca. Persone che non hai mai visto si raccontano, parlano, chiacchierano. In Italia sembra un popolo di repressi. Persone non realizzate. Il mio amico, estremamente di sinistra sostiene che la causa sia la deriva Berlusconiana, ovvero far credere che tutti possiamo costruirci un futuro quasi come il sogno americano. Problema: siamo in Italia e il 99% degli italiani non hanno amici politici…

Io credo che il problema sia nelle persone, non in quello che gli viene comunicato. PIù delle volte passiamo la giornata con dei lavori che non ci appassionano ma che generano un po’ di danaro per poi spenderlo e godersi le cose che piacciono. Non sarebbe meglio accontentarsi di un po’ meno e fare cose che ci piacciono?  La televisione ci ha rimbambito, all’estero ragazzi ventenni aprono negozi e si spacciano per artisti, in Italia sarebbe impossibile. LA relatà imprenditoriale-industriale un po’ paesana è troppo materialista per capire certe cose. L’imperativo è vendere. Vendi qualsiasi cosa ma vendi, vendi, vendi. Nelle librerie se andate nella sezione di economia ci sono solo libri che parlano di venditori, contratti di vendita, franchising… La cara vecchia economia è rilegata in uno scaffale con qualche pseudo saggio di Illy (quello del caffè) o di qualche altro imprenditore.

Ho studiato marketing, nella logica comune (nostra) dovrei essere un venditore. Uno di quelli che in parole povere lavora nell’ufficio commerciale. Invece il marketing è tutta un’altra cosa. E’ come se un professore di lettere dovesse insegnare matematica.

agosto 13, 2008 - Posted by | 1 | , ,

10 commenti »

  1. X LA CRONACA: IL Marketing può essere definito come« Il processo di organizzazione e di esecuzione del concepimento, della politica dei prezzi, delle attività promozionali e della distribuzione di idee, beni e servizi per creare scambi commericiali e soddisfare gli obiettivi degli individui e delle organizzazioni. »

    Commento di gabrio79 | agosto 13, 2008 | Rispondi

  2. Sinceramente nn saprei da cosa possa dipendere questo fatto in Italia..ma mi sono resa conto anche io che all’estero sono molto più disponibili (per quelle poche volte che ho avuto occasione di constatare ciò)..
    Per quelo che posso cerco di essere aperta..ma forse molto deriva dalla cultura che ti instaurano..e come dici tu quella del lavoro trovo sia molto vera..ci si accontenta..quasi si ha paura a tentare a osare..si vogliono solo i soldi e nn si pensa a ciòche realmente vogliamo fare..ecco x’poi nasce lo stres..sicuramente molto è dato dallo Stato..insomma se un giovane vuole diventare imprenditore io trovo che nn abbia molti aiuti (e invece diamo futuro ai giovani) e questo già un pò spaventa..e poi come dicevo molto deriva dalla cultura anche..io ricordo che ogni volta che cambiavo lavoro x’ onestamente nn mi piaceva..mi sentivo riprendere da mio padre come una che nn aveva voglia di impegnarsi..come una lazzarona..che si stufa subito delle cose..a lui interessava solo avere un posto con un guadagno..insomma nei miei lavori ciò sempre messo impegno all’inizio..e poi nn è che ci stavo due mesi e poi via..provavo sperimentavo e vedevo se la cosa piaceva..poi cambiavo..ma tutto ciò in un paio di anni..così potevo capire la mia strada..e invece venivo ripresa..ma nonostante ciò andavo avanti..e se poi stiamo asentire la televisione ultimamene sono solo crisi crisi crisi..

    Commento di Lauretta | agosto 14, 2008 | Rispondi

  3. 1. Il peggior difetto degli italiani è che si piangono addosso. In Belgio non hanno lasciato usare il bagno a una bimba di 6 anni perchè faceva parte di una comitiva armata di bus e in quel posto non si accettavano comitive. A nulla è valso spiegare che sarebbe scesa per andare in bagno solo la bambina e che era un’emergenza. In un ospedale di Nizza quasi mandano la zia di Paolo al mondo di là perchè hanno sbagliato la dose di morfina. Se non era lesto il papà di mio marito a capire cosa stava succedendo, sarebbe morta!
    2. I giovani in Italia non sono indipendenti. Proprio per il maledetto vizio di piangersi addosso se uno non ha una sicurezza economica non esce di casa. La colpa è dei genitori (io per prima, che mi sto facendo una montagna di scrupoli perchè devo mandare il bimbo al nido e magari faccio il suo bene) che non abituano i figli all’indipendenza economica (diamo la mancia, magari per un lavoretto a casa o un buon voto che invece è solo un dovere e non chiamiamo la cugina di 16 anni a fare la baby sitter per farle guadagnare qualche soldo. Ammesso che sia diposta a farlo!) e non li “buttano fuori casa” neanche a trent’anni (per primo fa comodo ai genitori, che per esempio hanno qualcuno che gli cura il cane se vanno in ferie).
    3. In Italia non sono apprezzati i lavori “inventati”; quando ho detto a mia mamma che un mio amico (non faccio nomi) voleva lavare i cani per vivere si è scandalizzata perchè non è un Lavoro! Come se la persona in questione, da ammirare perchè ha il coraggio di fare ciò che le piace, sia al livello di una prostituta!
    4. Anche io di lavori ne ho cambiati tanti, magari non sempre ben retribuiti. Ora ho trovato il lavoro che mi piace (e frutta pure che non guasta), ma vendere è un imperativo ovunque. E se non vendi non è perchè i soldi obiettivamente non ci sono, ma perchè sei incapace. Devi spremere, mungere, fregartene della morale. Io un po’ ci riesco e un po’ no. Ci riesco fino a che penso che chi c’è dall’altra parte ha una testa per ragionare, non ci riesco perchè cerco di essere il più onesta possibile, in modo che chi compra sappia esattamente cosa sta facendo. In sintesi: se un prodotto è davvero adatto a chi lo acquista alla fine si vende, se il target o il prezzo sono sbagliati non si vende! Questo è il lavoro, credo, del marketing.

    Commento di sara | agosto 18, 2008 | Rispondi

  4. questa volta sono d’accordo con sara. Una sola precisione. Non tutti hanno la fortuna di avere parate le spalle, quindi uscire di casa con 1.100 euro al mese e magari single, è veramente impossibile. Certo è che spesso ci si pongono problemi assurdi, ovvero vorremmo uscire di casa con le comodità che si avevano nella casa materna/paterna…

    Commento di gabrio79 | agosto 18, 2008 | Rispondi

  5. concordo con te. Putroppo non ci adattiamo (io per prima). All’estero lo fanno. Spero di riuscire ad insegnare ai miei figli a farlo!

    Commento di sara | agosto 18, 2008 | Rispondi

  6. proprio oggi al tg ho sentito la notizia di uno di 39 anni che chiedeva al papà il mantenimento economico x’ lui nn trovava un lavoro degno della sua laurea…chiedeva 2.000€ al mese più gli arretrati..ma che caspita adattati a fare qualcosa d’altro..ma sopratutto a 39 anni giù dalle spalle di mamma e papà..e poi dicono che noi italiani siamo mammoni e ci sono i bamboccioni..questo mi sa che lo è..

    Commento di Lauretta | agosto 18, 2008 | Rispondi

  7. Quando ero alle superiori la mia prof. di Economia Aziendale prima di farci dare una risposta ad un quesito sottolineava il fatto di utilizzare il “buon senso” che ci avevano dato i nostri genitori. Ecco secondo me è proprio questo quello che manca..Ha ragione Gab quando dice che gli italiani sono un popolo di repressi costretti a fare lavori che non piacciono ma poter portare a casa quattro soldi. Ha ragione Sara quando dice che gli Italiani è gente abituata a piangersi addosso senza coraggio di intraprendere strade nuove. Ha ragione Laura quando porta il fatto che un uomo di 39 anni chiede ai genitori di essere mantenuto..ma non ti vergogni? Mi viene da dirgli! però quello che mi viene da dire è che la società ci obbliga a determinate scelte per cui una persona è costretta a farsi andare bene il lavoro scelto anche se poco piace..soprattutto se deve mantenere se stesso e magari una famiglia. Il governo sicuramente non sprona i giovani a mettersi in gioco e quindi l’Italia resterà un paese di Vecchi..ma vecchie mentalità perchè i giovani vanno all’estero!Repressione o adattamento? questo è il vero problema..Ricordatevi: se potete prendete coraggio e inseguite i vostri sogni altrimenti accontentatevi e fermatevi a pensare se questa è la vita che volete vivere. Usate il buon senso e troverete una soluzione a tutto!

    Commento di Fede | agosto 23, 2008 | Rispondi

  8. Il problema è proprio che noi italiani non ci adattiamo, vogliamo la pasta condita! O quello che voglio o niente. A costo di rinunciare alla propria indipendenza. Con tutto il rispetto per le scelte altrui, preferisco fare io dei sacrifici piuttosto che avere a 30 anni i genitori sulle croste. Non è che io gli voglio meno bene, semplicemente credo che la libertà non abbia prezzo. Invece in Italia ci si accontenta a 30 anni di stare a casa con mamma e papà e non ci si rende conto che magari il non dover rendere conto se si mangia a casa oppure no… non ha prezzo! E sò di 40enni che non è che non possono, lo fanno per accumulare soldi. Ma quando li spenderanno mai?! Qualcosa comunque si muove, lo dimostra il fatto che i servizi sociali (asili nido, assistenza agli anziani, ecc.) si moltiplicano. Succede perchè le coppie (finalmente) si staccano dalla famiglia d’orgine. Un distacco sano (a parer mio).

    Commento di sara | agosto 23, 2008 | Rispondi

  9. Ps rileggendo forse non si capisce quel che voglio dire. Voglio dire che anche i nostri genitori, che hanno 50-60-70 anni hanno, devono avere, diritto di scelta. Non voglio assolutamente criticare i nonni che fanno i nonni, anzi ben vengano. Ma senza finire a forum perchè “mia mamma si rifiuta di tenermi il nipotino”! Questo intendevo.

    Commento di sara | agosto 23, 2008 | Rispondi

  10. Vorrei spendere due parole (lo so di aver già parlato troppo, ma la cosa merita di essere sottolineata) su questa frase “Ho studiato marketing […] matematica.”… Caro Gab, io temo che per le aziende italiane cosa si studia all’università o addirittura a cosa serva l’università sia proprio un mistero! Pensa che un laureato in economia e commercio è un “super-ragionere”! Non funziona proprio così… l’università ti insegna a studiare, non fai cose molto pratiche… In realtà un laureato dovrebbe studiare anche in azienda. Esattamente come un chimico studia una nuova formula, un laureato in economia e commercio dovrebbe studiare la propria azienza per trarre innovazione. Ad esempio, io ho studiato matematica finanziaria. Non è che sono più brava di un ragionere a controllare l’estratto conto! Magari il mio lavoro sarebbe quello di far fruttare meglio quello che l’azienda ha in banca. Attraverso gli investimenti giusti. So che son parole al vento, nessun imprenditore leggerà mai questo blog (parenti di chi ci scrive esclusi!!!) ma la speranza è l’ultima a morire!

    Commento di sara | agosto 24, 2008 | Rispondi


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: