Gabrio

Non ho niente da dire, ma lo devo dire.

L’indolenza

Ci sono situazioni che apparantemente credevo non esistessero ma che poi irrimediabilmente compaiono sotto l’occhio in ogni istante. E’ come quando una persona ti parla di una marca  famosissima e tu cadendo dal pero dici: “mai sentita!” e poi per la settimana seguente ritrovi la marca in ogni parte, in ogni angolo e perfino sul maglione che indossi.

Ecco la mia marca si chiama “indolenza”. Ma non la pigrizia fisica. Si parlava un mesetto fa dell’indolenza nelle persone. Di come alcuni vivono senza quella energia, quella voglia di buttarsi, di smuoversi; di come l’assenza di questa “verve” distrugga non solamente l’individuo che la nutre, ma tutta la cerchia di persone che con lui condividono qualsiasi momento. Da quel giorno ho cominciato a guardare con occhio critico tutto ciò che mi circondava, sotto la continua paura di pensare troppo. Ho cercato quel file nominato “indolenza” nel mio hard disk. Lo scenario che mi si è proposto è stato disarmante. L’indolenza come un binario morto.  Propositivo come sempre, mi propongo di risolvere la questione almeno per quanto riguarda la mia stretta sfera sociale. I risultati ci saranno, l’importante credo sia sempre aprirsi al dialogo.

marzo 14, 2010 - Posted by | 1

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